giovedì 28 febbraio 2013

NUOVA INIZIATIVA


CARISSIMI FOLLOWERS!
CON ORGOGLIO VI ANNUNCIO LA NUOVA INIZIATIVA:

"Sei un autore esordiente in cerca di una recensione? A distanza di un anno, nel blog ho offerto "gratuitamente" uno spazio "intervista" per tutti gli autori esordienti per farsi conoscere e dimostrare la loro grandissima forza. Da qui, nasce il nome del blog: la forza delle parole. 
La nuova iniziativa riguarda uno spazio recensione con spiegazione dettagliata dell'opera, da parte mia. 
Le recensioni non solo saranno inserite nel blog, quindi visibile già a tutti i followers e futuri, ma anche nella mia pagina facebook attualmente in crescita. 
Non chiedo assolutamente niente in cambio. Ciò che faccio mi gratifica perchè aiuto voi e alimenta la mia sete di libri. 

Lo spazio sul blog non risente di pregiudizi sulle pubblicazioni a pagamento, se l'autore è consapevole dello sbaglio e il libro è scritto comunque bene

Richiedo soltanto l'invio gratuito dell'opera, se possibile cartaceo perchè non dispongo ancora di un lettore e-book... e se devo essere sincera, dovrei fare pure una visita oculistica: i miei occhietti si affaticano subito durante la lettura sul digitale.
Valuto anche scambio di opere, chiedendo solamente di inserire una piccola recensione o commento su Anobii e nella pagina dell'acquisto della mia opera".

Cosa farò ancora per voi:

-recensione sul circuito di lettori Anobii;
-recensione sul circuito di lettori sardo Liberos. (Se non disponete ancora di una scheda nel seguente sito, sarò io stessa a occuparmene)
-recensione e spiegazione sul seguente blog;
-Creazione di un album "recensioni" nella mia pagina facebook. Di conseguenza continua pubblicità anche quando condividerò i miei contenuti;

Contatti:

Robyyvesrocher@hotmail.it
Facebook: Roberta Mura Autrice di Predestinati.




giovedì 21 febbraio 2013

Giovanna Albi

Buonasera, ti ringrazio per la tua presenza, comincia parlando di te, come ti descriveresti?
Sono una madre, un’insegnante, una donna, una psicoanalista pentita. Su questo ultimo aspetto insisto particolarmente, perché il mio desiderio di scrivere è nato come rivolta rispetto agli elementi della psicoanalisi , che hanno messo in crisi la mia intera esistenza. Se mi fossi accontentata di fare l’insegnante laureata in lettere classiche e in filosofia e non avessi intrapreso il tirocinio psicoanalitico, la mia vita sarebbe diversa. Ho riposto fiducia nella psicoanalisi e da questa sono sta pugnalata al cuore . Ho investito energie animiche su questa modalità di lettura del mondo e mi sono accorta di come essa mi allontanasse dalla vita reale e mi gettasse in una condizione di “ come se” che non mi corrispondeva e non mi corrisponde affatto. Ho quindi intrapreso la strada della spiritualità compiendo a piedi e per due volte il cammino francese di Santiago, la via Francigena dal Monginevro a Roma e la via di San Francesco. Strade che ho percorso col cuore in mano nel tentativo di riappropriarmi della parte più autentica di me che stava sepolta sotto tutte le sovrastrutture intellettualI che l’analisi freudiana mi aveva costruito. La scrittura in me nasce come denuncia degli aspetti devastanti della psicoanalisi, che ha fatto scempio della mia anima, che cerco di recuperare attraverso il ruolo di insegnante e la scrittura soprattutto.


Cosa ti ha spinto a far parte del “mondo degli scrittori” ?
Quando si arriva alla mezza età, e si vede che la vita indietro non torna e si può solo andare avanti, ci si dà dei nuovi obiettivi per rinnovare quel che è possibile. Io scrivo per bisogno di trovare una corrispondenza di anima tra me e il mondo esterno. Fin da piccola osservavo, appuntavo, trascrivevo col gioco della fantasia quanto mi andava capitando, ma solo da adulta matura ho deciso di pubblicare entrando a far parte del “ mondo degli scrittori”. Mi sentivo sola, incompresa, con una storia anche dolorosa da raccontare, con un’esistenza mancata e più volte colpita, con un profondo disagio esistenziale, determinato anche dalla scarsa considerazione di cui, irragionevolmente, gode il ruolo di insegnante. Insegno greco e latino e vivo in modo distonico il mio rapporto con la scuola. Ottimo il rapporto con gli allievi, ma disastroso quello col dirigente scolastico e con molti colleghi, che hanno improntato la propria vita al  puro formalismo.
Ho quindi deciso di scrivere anche per denunciare il fallimento della scuola come luogo di formazione e per toccare temi di attualità che mi stanno a cuore, come la politica, i ruoli uomo-donna, la religione, la filosofia, la psichiatrizzazione dell’analisi, etc, in una mai paga esuberanza di interrogativi nell’inseguire un’idea di libertà.
Nello scrivere inseguo la mia idea di libertà che  trovo nel fluire delle parole , perché solo le parole liberano dalle catene e ti ridanno quella dignità che a volte credi di aver perduto strada facendo, nei vicoli e vicoletti di una esistenza complessa. Sì, lo ammetto, vivere per me è difficile, non ho avuto un percorso lineare, ma continui andirivieni esistenziali, nello scrivere trovo la mia valvola di sfogo, quel quid che cerco e non trovo nel quotidiano. Scrivo per innalzarmi ad una visione superiore che possa fare luce sulle ombre della mia esistenza e su quella dei tanti pellegrini della terra come me.


Come ti senti quando scrivi? Ti capita di essere travolto dalle emozione e sentire il bisogno di metterle nero su bianco?
Quando scrivo mi stacco totalmente dalla realtà e viaggio con la mia fantasia nel mondo soprattutto dei ricordi. Proustianamente mi lascio trasportare dalle sensazioni, dagli odori, dai colori, dall’arte, e entro in una dimensione altra, che ha poco a che vedere con la ragione, benché dicano i critici che abbia un ottimo controllo della scrittura. Il mio è spesso un flusso di in-coscienza in cui mi disvelo pienamente e rimango io stessa stupita delle parole che trovo per esprimermi, scrivo come in trance , dimenticando tutto quello che mi circonda di reale ed entrando in una dimensione onirica , come se sognassi ad occhi aperti.
Sono totalmente travolta dal mondo emozionale in un turbinio senza lena , mi attacco alla scrittura come ancora di salvataggio e affido alla scrittura la risoluzione delle mie crisi interiori. Scrivo quindi dietro la spinta di una forte pulsione e alla fine mi sembra di aver colto una parte di verità di me, mentre un’altra mi sfugge e vado a rincorrerla nella giornata successiva, che mi vedrà ancora alle prese con la nobile arte dello scrivere.


Hai qualche esperienza? Se hai già pubblicato qualcosa parlaci del tuo romanzo, hai tutto lo spazio necessario per descriverlo e per dirci dove trovarlo!!  Se non lo hai ancora pubblicato spiegaci cosa significa per te, che emozioni provi e hai provato mentre scrivevi.
Sono al mio quarto romanzo. Ho cominciato come esordiente cadendo nella trappola degli editori a pagamento e me ne pento amaramente. Sconsiglio vivamente a tutti di non ricorrere a questa tipologia di editoria, anche se vi ho pubblicato un’opera che mi è molto a cuore. 
Si intitola “Splenderò nell’ombra”
Spiego trascrivendo dalla prefazione della prof.ssa Luciana Cianfanelli di Roma: 
”Un’opera atipica che sfugge alla relatività di una definizione :né diario, né saggio, ma un repertorio che è magma , gliòmerio, materia grezza allo stato nascente, flusso di coscienza che include interruzioni, riprese, flash back. L’Autrice si interroga sugli eterni quesiti filosofico-esistenziali, destino e senso, amore e morte, libertà e tirannide, fede e politica. Una specie di narrazione confessione che, indagando, intreccia i temi più disparati: dal rapporto con la famiglia di origine a quello col mondo esterno, le istituzioni, i ruoli, il potere, Freud e Lacan, religione e filosofia, amicizia, affetti, sessualità ,psichiatrizzazione dell’analisi, isteria e delirio, e poi ancora i ruoli come vengono codificati dalla tradizione , il femminismo, il maschile, il materno, l’amicizia tra donne, la ricerca del padre, il rapporto col proprio ( i diversi) partner sessuale. Una ricerca spesso affannosa che non vuole e non può fermarsi, una mai paga esuberanza di interrogativi nell’inseguire un’idea di libertà “libera” che parta dal proprio interno , qualcosa che tu ti costruisci con le proprie mani....,un carico di sofferenza talvolta devastante che include anche la consapevolezza dell’impossibilità di essere liberi.Di fronte ad essa l’Autrice oppone- perentoria- l’affermazione del suo essere madre, colei che porta e trasmette la vita, un quid che va oltre le convenzioni della società e del politicamente corretto, che si coglie nell’amore anziché attraverso la ragione e sembra volerci dire : siamo d’accordo l’uomo è “ forte” ma relativo, mai assoluto,  la donna è “ debole”, ma eterna , onnipotente, perché legata alle radici più profonde della vita, perché vita essa stessa”. Aggiungerei “splenderò”: un imperativo che mi sono data,  “ nell’ombra” col sottile piacere di guardare, di rimanere da parte, spegnendo i riflettori sul mio innato narcisismo.
Segue " L’avventura di Santiago " edito nel 2011 dalla Robin editore di Roma: un viaggio dell’anima che accompagna il lettore per i luoghi che conducono a Santiago di Compostela. Non è una guida, ma il diario di un viaggio che si intreccia con la varia umanità incontrata, con una descrizione impressionistica dei luoghi e ritratti di personaggi tipici. La mia è una ricerca dell’anima, che giace sotto tutte le stratificazioni culturali, un denudamento, una kènosis per rientrare in contatto con la Natura-madre in un bisogno-emergenza di umana solidarietà. Opera che sa di filosofia e poesia con molte citazioni, riferite a memoria, il che rende il libro colto, motivo per cui credo si rivolga ad un pubblico d’élite. Un libro che ha venduto poche centinaia di copie , cosa di cui mi rammarico e che, secondo l’editore, si potrebbe spiegare con  questo impianto troppo colto.
Segue il romanzo che più mi rappresenta “Odore di bimbo-La storia di Chiara, un libro di maggiore successo, edito nel luglio del 2012 che sostanzialmente è un viaggio nella memoria di Chiara, personaggio complesso e dotato di notevole capacità di autoanalisi. Attraverso riferimenti filosofici, storici, e a personaggi della letteratura e della mitologia classica, la protagonista ripercorre la sua vita dall’infanzia alla maturità, e descrive il suo rapporto con l’uomo che ama, un uomo che profuma di bimbo, di borotalco e di Plasmon. Il testo presenta una carrellata di uomini tipici: uomo Ettore, il don Abbondio, l’Achille etc e su tutti primeggia l’uomo Federico, l’amore di Chiara. Le prospettive cambiano e la vita viene osservata da diversi punti di vista: la panchina, la strada, la canoa. Frequente il ricorso al mito , dove Chiara si rifugia, come ad es. nell’Isola dei Feaci o nella fucina di Vulcano. E’ un libro che ne contiene altri ed immancabile è la condanna della psicoanalisi e il ricorso all’Amore come farmaco che cura le ferite della vita. Si trattano diversi argomenti come in “Splenderò nell’ombra”, ma la trama è più compatta e il testo risulta beN organizzato intorno ad un personaggio unico , Chiara appunto, nota avvocatessa romana, sempre sospesa tra realtà e sogno.
L’ultimo romanzo “ La favola bella di Synthesis e Calypso” è autopubblicato su” Il mio libro” , ma aspetto di parlarne perché a breve esce la pubblicazione in cartaceo.



Nell’introduzione del mio blog parlo di una strada difficile, scoraggiante ma piena di sogni, passione e forza di volontà, come ti senti ad essere esordiente e qual è la tua “aspirata destinazione”?
Sto attraversando un cammino molto difficile come “ esordiente”, anche perché ho difficoltà ad autopromuovermi e vedo che le case editrici si danno poco da fare. Ho appena aperto un blog in via di organizzazione. Sono profondamente delusa dalla mia casa editrice che non ha fatto nulla per promuovere i miei libri, mi ha molto promesso, ma nulla mantenuto. Una strada certo scoraggiante, ma che vale la pena percorrere senza demordere, anche perché si incontra la solidarietà degli altri scrittori emergenti e di persone, nel senso pieno, come te, che mettono a disposizione il proprio talento , la propria anima e intelligenza per darci una mano. Il mio più profondo desiderio sarebbe quello di allargare la rosa dei miei lettori, non per fare soldi ( carmina non dant panem), ma perché penso di avere, nel mio piccolo, qualcosa da dire. Credo che i miei siano testi non di facile lettura e per questo scarsamente commerciabili, ma trovo difficoltà a cambiare il mio stile. Come dire, sono intrisa di filosofia e cultura classica e i mie libri ne sono i figli.


Cosa consiglieresti ad una persona che come te ha un sogno importante ma il cammino è lungo e scoraggiante?
Il cammino è lungo , difficile , ma anche scoraggiante. Direi di non abbattersi di fronte alle tante porte chiuse in faccia e di non cedere mai ad un editore a pagamento. Quando c’è del talento, prima o poi deve per forza essere riconosciuto . Consiglierei di leggere molto e di leggere e rileggere il proprio manoscritto, apportando i tagli e le modifiche necessarie. E’ un lavoro impegnativo , ma che alla lunga produce notevoli soddisfazioni. Consiglierei di trovare tutti i canali di autopromozione e di non tempestare FB con i propri link perché ho notato che sono poco graditi a ripetizione.



Ritieni importante avere un rapporto con persone che hanno in comune con te la stessa passione?
Lo ritengo fondamentale, con molti scrittori è nata una sincera e profonda amicizia, anche se spesso virtuale, un rapporto di umana e professionale solidarietà, di cui non potrei più fare a meno. 


Hai dei progetti in corso?
Il prossimo libro sarà sulla scuola, sulle grandi contraddizioni che la caratterizzano e sul mondo degli adolescenti, oggi così poco inclini a leggere, tranne notevolissime eccezioni. Ma il discorso si fa impegnativo e in questa sede preferisco soprassedere, anche perché vado a toccare temi scottanti, come il mio rapporto con la dirigenza scolastica.


Un messaggio a tutti gli scrittori esordienti:
Non demordete mai, siamo solidali, aiutiamoci reciprocamente, siamo belle persone che cercano di dare il meglio di sé. Ribadisco: non pagate mai, ma fatevi pagare o autopubblicatevi! Il mondo dell’editoria è saturo: la strada è molto difficile, il cammino lungo e laborioso, ma grande è la soddisfazione di trovare un popolo nutrito di lettori.


Vuoi concludere con una citazione di una tua opera?
Quel tesoro di Papotto ( il figlio di Chiara).
Posillipo, l’arena cocente, Chiara sdraiata, tiene tra le braccia Papotto di un mese: lui con le pieghe di grassottino, viso contro viso, la linguetta di fuori, le labbra carnose, gli occhi lunghissimi e verdi, le orecchiette attaccate e i capelli biondissimi, il nasino da rubare in un bacio. Insomma che dire? Papotto!Maledetto tempo che lasci rovine, non mi tormentare!Scorri pure veloce, trascorri, va via, ritorna, fa’ di me quel che vuoi, lasciami sognare solo Papotto. 



Ti ringrazio per la tua presenza e ti auguro buona fortuna per i tuo progetti.

Roberta 

sabato 9 febbraio 2013

"Il cavaliere d'Africa" di Ilaria Goffredo


"Il cavaliere d'Africa di Ilaria Goffredo"

Questa notte voglio parlarvi di un'emozione quasi palpabile, di una forza sconosciuta - se non amore - che ti incatena completamente alla narrazione e ti proietta all'interno del libro. Ammetto che in questo momento ho ancora le macchie di mascara sul viso.

Descrizione del libro:
Selene è una ragazza italiana come tante. Un giorno parte per il Kenya, destinazione Malindi, per lavorare come volontaria in una scuola professionale. Si innamora dell'Africa, ma anche di Edward, un giovane insegnante kenyota bellissimo, passionale e istintivo. Tra loro esplode un amore travolgente, viscerale, ma anche difficile a causa delle grandi differenze culturali. Insieme affronteranno l'Africa travagliata e magica, con i suoi colori e la sua vivacità, alternando la povertà e la morte a momenti di passione impetuosa e a volte quasi violenta, che li unirà in un'anima sola. Il diario di un viaggio nel cuore dell'Africa, il diario di un viaggio in fondo al cuore. Una storia che continuerà con la promessa legata a un anello dalla pietra blu



Recensione:
Selene è una ragazza semplice, che studia per crearsi un futuro e proprio nel suo viaggio incontra l'uomo che le sconvolge la vita. La scrittrice riesce a far entrare il lettore nella mente del personaggio, Selene, coinvolgendolo nella sua partenza in Kenya. Selene si ambienta subito e si innamora di questa terra povera ma ricca di valori. Edward, il suo cavaliere, è diverso da tutti gli altri ragazzi perchè la rispetta e l'amerà profondamente. 
Durante il viaggio, Selene fa varie escursioni che si rivelano talvolta tragiche e tristi per la realtà dell'Africa, e talvolta emozionanti e sorprendenti... magiche. 

Il viaggio, safari, è stata un'emozione incredibile in quanto la magia dell'Africa e la sofferenza, purtroppo, era palpabile e visibile. Ho visto con gli occhi della protagonista le sue esperienze importanti ma anche quelle dolorose. Noi italiani sappiamo che lì c'è la povertà, ma neanche possiamo immaginare cosa significhi "sopravvivere". Ci lamentiamo se non abbiamo l'i-phone nuovo, l'i-pad, ma abbiamo sempre un pasto caldo a tavola. 
La storia d'amore con Edward è stata coinvolgente e magica, dolorosa al termine del viaggio di Selene. Desidero ammettere che ho vissuto, durante la lettura, le sue emozioni come se fossero state mie. Ho pianto con lei mentre "ci" chiedevamo se questa fosse davvero la fine di tutto. La fine di un viaggio, di qualche settimana distante dalla realtà. 
Concludo ringraziando Ilaria per questo splendido libro, per i suoi insegnamenti preziosi, per il "safari" quasi visivo e le auguro buona fortuna. 
Hasante sana, Ilaria.


mercoledì 30 gennaio 2013

FEDERICO ARU

Cari followers, questa sera vi presento un autore conterraneo. Federico ha scritto un romanzo filosofico che ho letto con interesse in pochi giorni. Ammetto che solitamente sono rapida nelle letture, ma il romanzo di Federico l'ho letto con attenzione e interesse, perdendomi molto spesso in profonde riflessioni.

Buonasera, ti ringrazio per la tua presenza, comincia parlando di te, come ti descriveresti?

Ciao. Per descrivermi dovrei aspettare ad essere vecchio; a quando, cioè, la mia vita avrà meno futuro davanti e più passato dietro. Per ora, auspicandomi che sia esattamente il contrario, più che descrivermi proverei a dire ciò che sono in questo momento: un ragazzo di 28 anni che vorrebbe farsi conoscere per quello che pensa, per come pensa e per ciò che dalla sua mente trae vita. Non è facile, certo. Non lo è perché non posso presupporre che altre persone possano trovarlo interessante. Eppure, conoscendomi e sapendo quanto è difficile emozionarmi, posso dire che il mio scrivere talvolta sorprende me stesso. Questo è l’aspetto più incredibile, più profondo e misterioso: perché accade che ci si emoziona attraverso le proprie storie, le proprie idee e i propri pensieri? Normalmente sono gli altri che “ci emozionano”, gli altri che non siamo noi! Gli scrittori hanno questo di speciale: il sapersi emozionare attraverso se stessi, cioè il saper creare l’emozione dal caleidoscopio delle proprie sensazioni. E, così facendo, apre se stesso al mondo: tutto lo tocca, tutto lo stimola, tutto pare provocargli sdegno, ammirazione, fascino, paura, speranza, etc.; ma mai indifferenza. Questo, appunto, è uno scrittore. Credo che sia un buon modo di “descrivermi” per come sono. In questo momento della mia vita.

Cosa ti ha spinto a far parte del “mondo degli scrittori” ?

Tutto è iniziato per caso. Una sera di cinque anni fa mi venne in mente di prendere un foglio e una penna; il computer non l’avevo sotto mano. Cominciai a scrivere e scrivere, come se la mia mente avesse soggiogato la mano. La prima frase che stesi fu: “Sai, vorrei scrivere un romanzo sul nulla”. Una frase criptica ma traboccante di emozione, una frase che sarebbe scoppiata dentro di me in mille altre parole. Così nacque Mi ami?, il mio primo romanzo. Dopo circa quattro anni di peripezie è diventato un libro; e da allora ho amato questo mondo, perché non potevo più farne a meno. Vi vedevo troppo per non tuffarmici a capofitto! E da allora scrivo e scrivo…

Come ti senti quando scrivi? Ti capita di essere travolto dalle emozione e sentire il bisogno di metterle nero su bianco?
Quando ho in mente una storia, normalmente passo mesi interi a costruirla nella mia mente. La devo “vedere”, per così dire, e “vivere” dentro di me prima di trasformarla nelle pagine di un testo. Questo lavoro non sempre è emozionante, ma faticoso. Quando decido di chiamare in causa la tastiera del mio computer tutto cambia: c’è passione, emozione, ansia, trepidazione. Mi sorprende soprattutto il fatto che le vicende dei personaggi, pur nascendo da me, non dipendano necessariamente da me. Forse è proprio questo il segreto dell’emozione: i personaggi sono “altri” rispetto al loro scrittore, uomini e donne fatti di idee e fantasia che lo scrittore impara a conoscere piano piano, nel farsi della storia. Tuttavia, il momento più emozionante arriva quando scrivo gli ultimi capitoli, quelli che normalmente svelano tutti i nodi della vicenda. Allora riesco a dare il meglio di me, riesco a sprofondare nella vita dei personaggi che non sono più “sconosciuti”, pur rimanendo “altri”. Loro diventano i miei più cari amici, potrebbero fidarsi di me e io di loro. Se esistessero davvero, sono convinto che ci comprenderemmo reciprocamente. Questo è l’aspetto più emozionante, ma credo che ogni scrittore viva questo genere di esperienza.

Parlaci del tuo romanzo, hai tutto lo spazio necessario per descriverlo e per dirci dove trovarlo!
Nel marzo del 2012 è uscito, per l’editore Il Rovescio, il mio primo romanzo: Mi ami?. Di come l’abbia concepito vi ho già parlato poco sopra, ora vi parlerei dei suoi sviluppi. C’è un Lui, c’è una Lei. O forse no, forse i punti di riferimento non sono abbastanza chiari e l’identità dei personaggi potrebbe essere vaga. Non ci sono nomi, né luoghi, ne tempi. Tutto sembra avvenire in un luogo “qualunque” e in un tempo “qualunque”, tutto potrebbe riguardare chiunque, tanto lo scrittore quanto il lettore. Da una domanda – che infatti dà il titolo al romanzo – il protagonista comincerà a ricordare una storia d’amore: com’è nata, come si è sviluppata e come poi è finita. O forse non è mai finita? Non sarà che anche questa certezza dovrà essere, inevitabilmente, abbandonata? Chi è veramente Lei? Il romanzo è stato un modo per riflettere su alcune convinzioni filosofiche che mi hanno interessato (e che ancora mi interessano): l’essenza del tempo e dei suoi “attimi irripetibili”. 

Chi fosse interessato, può trovarlo su tutte le librerie on-line, come Amazon, Unilibro, Feltrinelli.it, Ibs, etc.; ma soprattutto sul sito dell’editore Il Rovescio: www.ilrovescioeditore.com. Buona lettura!

Nell’introduzione del mio blog parlo di una strada difficile, scoraggiante ma piena di sogni, passione e forza di volontà, come ti senti ad essere esordiente e qual è la tua “aspirata destinazione”?
La strada da percorrere per diventare scrittori è, allo stesso tempo, facile e difficile. È facile se prendiamo in considerazione l’ispirazione e la passione (oltreché una buona dose di conoscenza; bisogna studiare un po’, faticare per imparare, per conoscere e per correggere gli innumerevoli errori che sono sempre in agguato); è difficile se prendiamo in considerazione la disponibilità dell’editoria a puntare sulle nuove proposte. Si può tentare, almeno inizialmente, la strada degli editori a pagamento (i cosiddetti EAP), ma prima o poi bisogna rendersi conto che, volenti o nolenti, l’aspirazione dev’essere quella di farsi notare da editori meglio distribuiti, che non chiedono soldi agli autori ma che decidono di puntare su di loro e sul loro talento. Il problema è che gli editori meglio piazzati sul mercato non pubblicano opere di esordienti, salvo rarissimi casi. Tutto è legato al business che deriva dalle inclinazioni del pubblico di massa, che, com’è noto, si lascia spesso e volentieri influenzare dai grandi “fenomeni del momento”. Vorrei qui esprimere un concetto molto chiaro: chi fa il mercato del libro non è l’editore, ma il lettore! Quando il pubblico comincerà a trovare interessante scoprire nuovi talenti, gli editori andranno a caccia di nuovi talenti. Ma fino a quando il pubblico troverà interessante il gossip, il sensazionale, la news, il “caso editoriale”, il “per-sentito-dire”, il mediatico allora gli scrittori che sfonderanno saranno quelli che meglio risponderanno a questi requisiti. Non è di per sé un male; c’è anche qui una buona letteratura, se la si sa cercare. Ma resta il fatto che l’editoria non può che assecondare la richiesta del mercato. Non si pubblica un romanzo senza una stima di vendita, che di solito si basa su analisi quantitative (quanti lettori potrebbero trovare interessante quest’opera?) e non su analisi qualitative (che cosa potrebbero trarre i lettori da quest’opera?). Scambiare l’ordine di questi due fattori significherebbe spalancare le porte a chissà quanti bravi e interessanti esordienti, che, malgrado il loro talento, sono avvolti dall’ombra dell’anonimato.


Condivido il tuo punto di vista riguardo i lettori. Sono dell'idea che gli editori puntino con maggior riguardo libri di autori stranieri che hanno già un bagaglio di vendite alle spalle. Diciamo che non esiste più il concetto del rischio dell'imprenditore.
Cosa consiglieresti ad una persona che come te ha un sogno importante ma il cammino è lungo e scoraggiante?
Non mi sento ancora in grado di dare buoni consigli. Faccio ancora parte di quel folto gruppo di aspiranti che sono immersi nell’anonimato, sebbene abbia già pubblicato. Quello che so, per esperienza personale, è che non bisogna aver fretta! Non bisogna gettarsi nelle mani del primo che capita, se questo primo non promette altro che illusioni. Aspettare è frustrante; ma saper-aspettare è una dote che spesso premia. Ragion per cui non ho affidato il mio nuovo romanzo ai soliti editori: leggendolo e correggendolo infinite volte, l’ho pian piano spedito ad una cerchia di editori che potrebbero trovarlo interessante. Senza pretese, senza aspettative. Scegliere l’editore in base alle sue linee editoriali è fondamentale. Il sogno di una pubblicazione è connaturato all’essenza di uno scrittore: non scriviamo per noi stessi, come se fossimo delle specie di “ermafroditi dell’intelletto”; scriviamo affinché altri possano emozionarsi attraverso le nostre idee. Ma bisogna saper-aspettare…

Ritieni importante avere un rapporto con persone che hanno in comune con te la stessa passione?
Di questo ne parlavo da pochissimo con uno scrittore ben più affermato di me. Si, è fondamentale. Sono addirittura molto attirato dall’idea di scrivere “a quattro mani”. Secondo me, questo è un modo più efficace per farsi conoscere e per migliorarsi.

Hai dei progetti in corso?
Si, ho un nuovo romanzo nel cassetto che si intitola Sulla scia del vento. Il tema che ho voluto trattare è quello del perdono, affrontandolo col solito piglio filosofico che caratterizza la mia scrittura e accarezzando le pagine di filosofi come Benjamin e Bloch. Il romanzo si apre alla speranza, alla possibilità di ricucire gli strappi di dolore che i nostri ricordi continuamente allargano. Come affrontare i nostri ricordi? Che cosa sono i ricordi? Cosa pretendono da noi? “Ricordare” il passato significa farlo rivivere nel presente, perché ancora ha qualcosa da dirci. Spesso noi non vogliamo ascoltare la voce dei nostri ricordi e ci limitiamo a scorrerli con l’immaginazione. No, ricordiamo perché il nostro passato non è ancora del tutto pago; diversamente noi “penseremmo” al nostro passato, senza “ricordarlo”. Ossia lo guarderemmo dimenarsi dentro una gabbia, senza temere che ci salti addosso per ferirci o divorarci.

Un messaggio a tutti gli scrittori esordienti:
Scrivere è un modo per conoscersi meglio. Un modo per scoprire quello che si è e che a volte si ha la paura di ammettere a se stessi. Scrivere a volte fa male, fa piangere. Ma tante volte è piacevole, fa emozionare. Siccome non c’è vita senza emozione, o almeno non ci sarebbe una vita “umana”, allora non bisognerebbe mai lasciare in disparte le proprie idee e i propri progetti. Scrivere per migliorarsi sempre; perché chi si migliora si mostra migliore, come se emanasse più luce. È vero: viviamo in un mondo che è “moderno” anche perché è “pieno di luci”, e distinguersi in questo caos di lampadine non è facile. Ma c’è una differenza: la luce di un sole è ben più calda, più brillante ed avvolgente di quella prodotta artificialmente! Siate dunque voi stessi, siate dei soli e non delle lampadine. L’artificio verrebbe inesorabilmente oscurato dalla luce di chi scrive spontaneamente

Vuoi concludere con una citazione di una tua opera?
Talvolta accade che tutto il passato si svolga davanti aituoi occhi, intrecciandosi col presente e sfiorando il futuroquel tanto che basta per farteli spalancare. Vederti già vecchioaccarezzare il volto di te stesso ancora bambino, meravigliartidi ogni cosa che ti riguarda come se avesse un sensoche allo stesso tempo ti trascende, per poi infine richiuderli,i tuoi occhi, nascondendoli all’universo fisico ma non a quellodella coscienza; ecco un attimo del tempo.
Così tutto appare chiaro, evidente, certo. Tutto assumele sembianze immediate di una forma, di un sapore, di unsuono, di un odore o di un colore. Ed allora capita che unpugno di parole sia in grado di scatenare nell’anima una tempestadi fronte alla quale i ricordi, che giacciono calmi sulfondo della coscienza, si risollevano all’improvviso comeun’onda che si infrange sulle pareti di uno scoglio, spandendodappertutto l’eco pietoso del rimorso e della disperazione.Eppure, se tutto questo non può che generare un grandee doloroso frastuono nella mente, sembra allo stessotempo depositare, goccia dopo goccia, una strana ed indescrivibiledolcezza nel cuore; ecco l’emozione (F. Aru, Mi ami?).


Ti ringrazio per la tua presenza e ti auguro buona fortuna per il tuo prossimo romanzo!







domenica 27 gennaio 2013

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DAVIDE PIRAS


Buongiorno, ti ringrazio per la tua presenza, comincia parlando di te, come ti descriveresti?
Buongiorno, Roberta. Grazie a te per l’invito. Sono felice di essere ospite nel tuo bel blog. Mi descrivo come una persona semplice, molto sociale, attaccata alla famiglia e agli amici. Preferisco certamente i valori morali ai beni materiali.  Sono un sognatore, lo sono sempre stato, e il fatto che come passione abbia scelto di scrivere romanzi non fa che confermarlo.
Cosa ti ha spinto a far parte del “mondo degli scrittori” ?
Innanzitutto, ci tengo a precisare di non reputarmi uno scrittore. Nella vita faccio altro e la scrittura è una pura passione, poi sarà il tempo a dire se da passione potrà diventare qualcosa di più. Scrivo fin da quando sono bambino. C’è chi dice che si scriva per comunicare con gli altri, per cercare una socializzazione differente; io, al contrario, scrivo perché ho bisogno di alienarmi da tutto. Mi creo delle storie con personaggi che poi comincio ad amare o odiare, costruisco un universo parallelo, immaginario, e mi ci rifugio tutte le volte che il mondo reale mi delude e mi fa soffrire.
Come ti senti quando scrivi? Ti capita di essere travolto dalle emozioni e sentire il bisogno di metterle nero su bianco?
Mi capita spesso, anche in momenti della giornata che non sono dedicati alla scrittura. Talvolta, da una scena vista, da una frase sentita o da qualsiasi altro tipo d’input mi si scatena il desiderio irrefrenabile di scrivere. Mi porto sempre appresso un block notes nel quale annoto tutti i pensieri immediati. Forse è tragica come riflessione, eppure credo che le opere più belle vengano fuori nei periodi di particolare angoscia. Quando si è felici è difficile trovare le parole giuste per esprimere le emozioni. Io sono solitamente sereno, ma è nei periodi particolarmente difficili che sono più ispirato sia nei contenuti che nello stile. Per la scrittura credo che valga il vecchio adagio che si usava per la carriera dei pugili: se si vuole far successo bisogna aver prima provato le sofferenze della vita e aver imparato a lottare.
Hai qualche esperienza? Se hai già pubblicato qualcosa parlaci del tuo romanzo, hai tutto lo spazio necessario per descriverlo e per dirci dove trovarlo!  Se non lo hai ancora pubblicato spiegaci cosa significa per te, che emozioni provi e hai provato mentre scrivevi.
Sì, il mio romanzo d’esordio, Petali di piombo, è stato pubblicato di recente dalla Zerounoundici edizioni, casa editrice varesina che non chiede alcun contributo agli autori. Petali di piombo è una storia toccante, cruda, che racconta lo spaccato delle miniere di Montevecchio e iglesiente, ambientata negli anni a cavallo della Seconda guerra mondiale. Il riscontro di giornalisti, critici letterari, scrittori già affermati e soprattutto lettori è stato molto positivo, oltre le mie più rosee aspettative. Con l’ovvio e dovuto rispetto, sono stato accostato, per alcuni tratti della mia scrittura, ad autori inarrivabili come Grazia Deledda, Giuseppe Dessì, Salvatore Niffoi e Ken Follet … e mi piace pensare che non mi abbiano preso tutti in giro. Molte persone mi hanno contattato per farmi sapere che hanno pianto leggendo Petali di piombo, altre hanno riso, altre ancora hanno fatto entrambe le cose: ecco, credo che sia questa la bellezza del romanzo: un connubio tra dolore e irriverenza capace di arrivare senza fronzoli al lettore, dritto all’anima. Attraverso le pagine del mio libro è possibile conoscere la pena e la sofferenza che hanno vissuto i minatori e le loro famiglie a quell’epoca. Sono un grande appassionato di psicologia e ho fatto ruotare l’intera trama sul senso di colpa di alcuni personaggi. Il mio stile è scabro, anche se, a tratti, dai critici è stato definito elegante. Punto di forza sono certamente le descrizioni dei luoghi, che curo con estrema attenzione. Odio scadere nella retorica e, attraverso la riconoscibilità della mia scrittura, tento di esternare con originalità le emozioni che suscita la vicenda. Scrivendo Petali di piombo mi sono commosso parecchio, perché tutto quello che ho narrato fa parte della realtà storica di quel periodo, fatta salva per l’intreccio che ho elaborato con la mia sola fantasia. La vicenda parte dalla morte del piccolo Giuseppino Masala, un bimbo di cinque anni. In seguito a questo tragico evento si annodano le vite del padre Emilio, distrutto dal rimorso, e del maresciallo Troise, intento a salvare sua figlia Ginevra da una morte per epilessia. è proprio Ginevra l’ago della bilancia e, attraverso il suo amore contrastato tra il bello e potente Daniele Minghetti e il sordomuto deforme Lucio Figus, permetterà a Pietro ed Emilio di fare i conti e saldare il proprio debito con il passato. 
Petali di piombo, Zerounoundici edizioni, codice isbn 9788863074635,  
è ordinabile in tutte le librerie( anche se molte non accettano di portare autori esordienti o comunque estranei alla loro cerchia di distribuzione) semplicemente fornendo titolo, autore, editore e codice isbn.
Petali di piombo è anche acquistabile su 
su  AMAZON ( http://www.amazon.it/Petali-piombo-Giovanni-D-Piras/dp/8863074631/ref=sr_1_sc_1?s=books&ie=UTF8&qid=1358337675&sr=1-1-spell ), anche se in quest’ultimo non sempre il prodotto è disponibile.
Il sistema più veloce è la compera nella sezione acquisti del sito dell’editore (http://www.labandadelbook.it/shop/product.php?id_product=539 ), nel quale, una volta al mese, solitamente di sabato, il libro verrà scontato del 40%.
Nell’introduzione del mio blog parlo di una strada difficile, scoraggiante ma piena di sogni, passione e forza di volontà, come ti senti ad essere esordiente e qual è la tua “aspirata destinazione”?
Il mondo dell’editoria è una selva oscura, come direbbe Dante. Per emergere, purtroppo, non sempre sono sufficienti studio e talento. Sembra paradossale ma, al giorno d’oggi, c’è più gente che scrive di quanta non ce ne sia che legge; d’altronde in Italia, paese di artisti, poeti e sognatori, non poteva che essere così. Gli editori preferiscono puntare su autori già affermati, che hanno un pubblico proprio e sicuro, anziché scommettere dei quattrini per un esordiente sconosciuto. Io, molti anni fa, sono stato quasi sedotto dalla pubblicazione facile che offrono i Self-Publishing e gli Eap, ma dopo attente valutazioni ho avuto la fortuna e il coraggio di aspettare. Adesso sto ricevendo il premio di tanti sacrifici e la mia “aspirata destinazione” l’ho già raggiunta: lasciare un soffio della mia anima del cuore di altre persone; cosa che è avvenuta quando Petali di piombo è stato letto e ha trasferito emozioni forti a queste persone, emozioni di cui io faccio parte.
Cosa consiglieresti ad una persona che come te ha un sogno importante ma il cammino è lungo e scoraggiante?
Il mio consiglio è di non dimenticarsi mai dei sogni che si sono avuti da bambino e che spesso continuano ad essere gli stessi anche da adulti. Io sognavo di fare il calciatore, il sogno di fare lo scrittore è arrivato in età già adolescenziale. Non sono divenuto né l’uno e né l’altro. Per fare il calciatore sono ormai avanti con gli anni, ma la chimera di poter un giorno diventare scrittore mi spinge a svegliarmi con il sorriso ogni nuovo giorno, e di questo se ne giova la mia famiglia, oltre alla qualità della vita, che affronto con gioia e non con inconfessata delusione. La cosa importante è non perdere mai contatto con la propria realtà: avere una passione e alimentarla come tale, senza fraintendimenti che mettano a repentaglio le situazioni reali del quotidiano. Credo che la cosa più giusta sia costruirsi una vita tangibile, con una famiglia, amici e, se possibile, un lavoro sicuro, ma continuare a sognare che quel nostro desiderio atavico prima o poi si realizzi. Tutto questo si dovrebbe vivere senza farne mai una questione di vita o di morte, per evitare pericolose scottature derivanti dalle delusioni sempre dietro l’angolo. Il mio pensiero è molto schietto, come lo sono io: se diventerò uno scrittore ne sarò immensamente felice, se non lo diventerà ci avrò almeno provato, e il mio sogno non sarà andato sprecato, perché sono l’apatia e l’immobilità che determinano uno spreco; tutto ciò che si svolge con passione non sarà mai tempo buttato, a prescindere dal risultato finale.
Ritieni importante avere un rapporto con persone che hanno in comune con te la stessa passione?
Non lo ritengo importante, lo ritengo addirittura essenziale. Le persone non addette ai lavori hanno una percezione diversa dell’editoria rispetto a quella di chi invece ne fa parte. Gli scambi di opinioni e consigli sono alla base di una crescita rapida. Sapere di poter interloquire con qualcuno in grado di suggerirci o, addirittura, correggerci e immetterci nei giusti canali, è un’opportunità che non dovrebbe mai mancare.
Hai dei progetti in corso?
Sì, ho terminato pochi giorni fa il mio ultimo romanzo dal titolo provvisorio “Terra bianca”. Parla di Saverio, un bambino rimasto orfano in seguito ai bombardamenti che nel 1943 distrussero Cagliari, e Giulio, altro bambino, affetto dalla sindrome di Down, divenuti fratelli dopo l’adozione di Saverio. La vicenda si sviluppa dalla loro infanzia fino all’adolescenza , culminando con un finale a sorpresa. Sto ultimando la revisione per poi proporlo all’agenzia letteraria che avrà poi il compito di procacciarmi un contratto con un editore, si spera di portata sempre maggiore. Sono anche a metà nella stesura di un romanzo nel quale, in un progetto molto ambizioso, sto sperimentando due tipi di narrazione, in prima e terza persona, e due tipi di svolgimento temporale, al presente e passato; il tutto nella stessa storia. A dirlo così sembra un po’ ingarbugliata come cosa, ma il prodotto finito che sta venendo fuori è davvero interessante e io stesso sono rimasto spiazzato dall’elasticità con cui la storia balza avanti e indietro senza sfaldare la comprensione del lettore. Vi stupirò! Sempre che gli editori me lo consentano.
Un messaggio a tutti gli scrittori esordienti:
Credete sempre in ciò che scrivete e non mollate alla prima difficoltà. Studiate, leggete e scrivete, perché la scrittura non è fatta solo di talento, è fatta anche di tante altre componenti che si acquisiscono solo con la tecnica e l’esercizio.
Vuoi concludere con una citazione di una tua opera?
Nei miei romanzi si parla spesso della diversità, dell’emarginazione che alcune persone subiscono a causa delle loro problematiche fisiche e mentali. Credo che questo estratto, tratto da Petali di piombo, sintetizzi bene quanta ipocrisia ci sia in noi e quanto poco tempo ci sia per pentirsi di aver deriso  anziché sostenuto chi è nato “diverso”.
“Che fatto eccentrico, dei morti che non possono sentire e offendersi si ha più rispetto che per i vivi. Quando si parla di una persona morta, si ha l’impressione di non riferirsi alla stessa persona da viva. Lucio da vivo era stato tante cose: mostro, gnagno, scherzo della natura, aborto e via discorrendo. La sola prospettiva di morte lo aveva trasformato in mischino, poveraccio, sfortunato. Se fosse morto veramente, era probabile che nel punto in cui gli avevano sparato sarebbe stata eretta addirittura una statua in suo onore.”


Ti ringrazio per la tua presenza e ti auguro buona fortuna. Ti ho conosciuto quando ancora i nostri manoscritti erano inediti e attendevamo un esito importante. Sono soddisfatta di ciò che l'esperienza che abbiamo condiviso ci ha insegnato: umiltà e condivisione delle nostre esperienze. 
Mi complimento con te per il risultato ottenuto, frutto di sacrifici e coraggio. 
Davide Piras, autore di Petali di Piombo un libro che sta visitando tutti i paesi della Sardegna e lasciando l'impronta indelebile del suo stile e della sua passione. 
Adesso ti aspetto anche nel mio paese, in attesa di acquistare una copia con dedica!
Buona fortuna, Davide!
Sono io che ringrazio te, Roberta, par avermi dato l’opportunità di farmi conoscere